Per l’adozione del sequestro conservativo basta che il patrimonio dell’imputato sia attualmente insufficiente.

La Corte di Cassazione, che ha rigettato il ricorso di un imputato, si è pronunciata sul sequestro conservativo richiesto ed ottenuto dallo Studio Legale Tributario Fantini – Cusinato & Massalin nei confronti dei vertici della Banca Popolare di Vicenza attualmente imputati nel procedimento penale pendente avanti il Tribunale di Vicenza. Lo Studio Legale, che assiste un gruppo di imprenditori danneggiati, ha ottenuto un importante risultato tappa fondamentale per assicurare l’effettività di un futuro risarcimento in favore dei propri assistiti.

Come è noto, la misura cautelare può essere adottata in presenza di un preciso pericolo nel senso specificamente indicato dall’art. 316 codice di procedura penale, vale a dire “se vi è fondata ragione di ritenere che manchino o si disperdano le garanzie per il pagamento della pena pecuniaria, delle spese di procedimento e di ogni altra somma dovuta all’Erario dello Stato (…)” (comma 1), oppure “se vi è fondata ragione di ritenere che manchino o si disperdano le garanzie delle obbligazioni civili derivanti dal reato (…)” (comma 2).

Con la sentenza in commento la Corte ha delineato le nozioni di mancanza e di dispersione, chiarendo che «può farsi riferimento alla “mancanza” di garanzie quando sussista la certezza dell’attuale insufficienza del patrimonio del debitore a far fronte interamente all’obbligazione nel suo ammontare presumibilmente accertato. Può parlarsi invece di “dispersione” delle garanzie quando l’atteggiamento assunto dal debitore sia tale da far ipotizzare l’eventualità di un depauperamento di un patrimonio attualmente sufficiente ad assicurare la garanzia. E’ evidente, allora, che in questo caso si debba fare riferimento al comportamento del debitore idoneo a non assicurare l’adempimento dell’obbligazione».

La Corte ha inoltre ricordato che “per l’adozione del sequestro conservativo è sufficiente che vi sia il fondato motivo per ritenere che manchino le garanzie del credito, ossia che il patrimonio del debitore sia attualmente insufficiente per l’adempimento delle obbligazioni di cui all’art. 316, commi 1 e 2, cod. proc. pen., non occorrendo invece che sia simultaneamente configurabile un futuro depauperamento del debitore”.

Così argomentando la Suprema Corte di Cassazione ha ritenuto di aderire all’impostazione dello Studio Fantini – Cusinato & Massalin, accolta dal Tribunale di Vicenza, chiarendo che «punto cruciale nell’individuazione del periculum in mora è (…) il credito nei confronti dell’imputato: pertanto, per l’adozione del sequestro conservativo è sufficiente che vi sia il fondato motivo per ritenere che manchino le garanzie del credito, ossia che il patrimonio del debitore sia attualmente insufficiente per l’adempimento delle obbligazioni di cui all’art. 316, commi 1 e 2, cod. proc. pen., non occorrendo invece che sia simultaneamente configurabile un futuro depauperamento del debitore».

In conclusione lo Studio Legale ha ottenuto l’autorevole conferma dalla Suprema Corte della fondatezza, portata e solidità del sequestro conservativo che assicurerà, in caso di condanna dei soggetti che verranno ritenuti responsabili del dissesto della Banca Popolare di Vicenza, un congruo ristoro dei danni subiti dagli ex soci.

Articolo 15.04.2020 Giornale di Vicenza

Lo studio legale Fantini Cusinato & Massalin ha difeso un assicurato contro una nota compagnia di assicurazioni. Sentenza n. 1966 del 30.09.2019 Tribunale di Vicenza

Il Tribunale di Vicenza accoglie l’azione presentata dallo Studio Fantini – Cusinato & Massalin finalizzata ad ottenere il pagamento dell’indennizzo spettante all’assicurato pari ad oltre 130.000,00 euro; indennità riconosciuta dal Tribunale di Vicenza come integralmente dovuta dalla compagnia di assicurazione.

La particolarità della decisione assunta dal Tribunale riguarda altresì la specifica condanna dell’assicurazione al risarcimento del danno da lite temeraria (art. 96 codice di procedura civile).

Il Tribunale, infatti, ha affermato che pur nella ovvia legittimità del diritto di difesa, nel caso di specie, lo Studio Fantini Cusinato & Massalin è riuscito a dimostrare come la resistenza dell’assicurazione sia stata incauta ed avventata e così con colpa grave, “valendosi di espedienti di dubbia lealtà e correttezza, arrivando persino, ricorrendo all’opera di non meglio identificati ausiliari (presumibilmente investigatori assicurativi) a condizionare ex post la dichiarazione dell’altro conducente, al punto da farne risultare una (solo apparente) ritrattazione”.

La condanna al versamento di € 6.500.00 (simbolica) rappresenta una pronuncia importante tutta tesa a pretendere, sia nel processo che fuori dal processo, il rigoroso rispetto delle regole di correttezza e lealtà.

Una decisione che costituisce un baluardo di giustizia.

Tribunale Vicenza Sentenza n. 1966 del 30.09.2019

Con la Sentenza n. 1486/4/18 del 19.12.2018 la Commissione Tributaria Regionale del Veneto accoglie l’impugnazione presentata dallo Studio Fantini – Cusinato & Massalin avverso l’avviso di accertamento con il quale l’Agenzia delle Entrate ebbe e determinare il reddito sintetico in oltre € 139.000,00 ai sensi dell’articolo 38 comma 4 del DPR 600/1973 e cioè attraverso il cosiddetto “spesometro”. La contribuente vicentina, affidato l’incarico allo Studio, riesce a dimostrare la totale infondatezza della pretesa Erariale attraverso una analitica e dettagliata ricostruzione documentale.

Con la decisione in commento, la CTR del Veneto evidenzia come “in punto ricostruzione sintetica del reddito operata dall’Ufficio si ritiene che le argomentazioni dedotte dall’Agenzia delle Entrate non siano corrette e tali da giustificare la rideterminazione operata e che fondate siano le doglianze dell’appellante laddove lamenta il mancato confronto con i dati documentali offerti in produzione.
La valutazione comparativa sintetica operata dall’Ufficio e la documentazione prodotta dal contribuente porta a ritenere fondate le giustificazioni offerte dalla parte ed in particolare la provenienza da redditi diversi da quelli ipoteticamente formatesi nell’anno di imposta preso in considerazione.
La analitica ricostruzione offerta risulta così pienamente convincente e, d’altra parte, l’Ufficio nelle proprie deduzioni sembra omettere la rivalutazione proprio degli elementi aggiuntivi forniti dalla contribuente.”
La cartella nel frattempo emessa verrà integralmente sgravata.

CTR Veneto n. 1486-4-18

Lo studio legale Fantini – Cusinato ha assistito una impresa di costruzioni contro il sequestro di danaro disposto dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Vicenza per il tramite dalla Guardia di Finanza.

Lo studio legale e tributario Fantini Cusinato vede accolto dal Tribunale Penale del Riesame di Vicenza il ricorso avverso il sequestro di circa euro 140.000,00. Il sequestro è stato disposto dalla Procura di Vicenza a carico di una importante impresa edile del vicentino che si era avvalsa della procedura di voluntary disclosure e che la Procura, nonché la Guardia di Finanza, avevano ritenuto “incompleta” chiedendo così il sequestro per equivalente delle presunte imposte non versate.

Attraverso una minuziosa ricostruzione dei fatti e la corretta applicazione delle norme che disciplinano la materia, il Tribunale di Vicenza ha accolto la tesi dello studio legale e tributario Fantini – Cusinato disponendo l’immediato dissequestro delle somme.

In un mese il denaro sequestrato è quindi tornato nella piena disponibilità dell’impresa.

Leggi: Il Giornale di Vicenza del 07.12.2017

FANTIN&CUSINATO_0092Lo studio Fantini – Cusinato assiste multinazionale nel ricorso alla CTR Veneto contro l’Agenzia delle Entrate. Sentenza n. 722/25/2015 Commissione Tributaria Regionale di Venezia

La CTR del Veneto ha accolto il ricorso presentato dallo Studio Fantini – Cusinato contro un avviso di accertamento in materia Ires e Irap con il quale veniva contestata la deducibilità ai fini di dette imposte di provvigioni passive in dipendenza di fatture emesse da società con sede in altro paese comunitario, con conseguente recupero a tassazione di un ingente importo.

In primo grado la società (assistita da altro studio professionale) risultava soccombente avanti la Commissione Provinciale di Vicenza.

La società, dunque, affidava incarico allo studio Fantini – Cusinato per interporre appello.

La difesa della Società Contribuente ha sostenuto tra l’altro, anche in forza di una articolata produzione documentale, che “il fisco non è legittimato a sindacare l’opportunità dei costi e degli oneri sostenuti dall’impresa: solo all’imprenditore spetta valutare la necessità dei costi relativi ad atti diretti a porre le premesse indispensabili per lo svolgimento o il rafforzamento di una data attività economica”

La Commissione Tributaria Regionale di Venezia, con la sentenza in commento, ha accolto il ricorso e, in totale riforma della sentenza di primo grado, annullava l’avviso di accertamento; le somme nel frattempo versate dalla Società sono state restituite dall’Amministrazione Finanziaria.

Società commerciale, dopo la cessazione del rapporto di lavoro, scopre che il proprio dipendente infedele le ha sottratto files ed informazioni riservate.

Una importante società veneta, assistita dallo studio Fantini – Cusinato, presenta denuncia – querela presso la Procura della Repubblica di Vicenza la quale procede con perquisizioni e sequestri.

La successiva istanza di incidente probatorio formulata dallo Studio, recepita dalla Procura di Vicenza ed accolta dal Giudice delle Indagini Preliminari presso il Tribunale di Vicenza -mediante perizia tecnica finalizzata alla trasposizione dei files estratti dal materiale sequestrato (computer, chiavette USB, e-mail, etc.)- ha consentito di dimostrare in modo tranciante la mole di informazioni sottratte dal dipendente.

La rapidità di azione ha consentito la conservazione della prova del reato senz’altro utile nei futuri giudizi.